Piccoli animali/Padri, figli e orfani

Da mauriziotorchio.

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Goffredo Fofi. Internazionale, 19 marzo 2009.
Già autore dei racconti di Tecnologie affettive (Sironi), Torchio è un torinese di 39 anni che nel suo primo romanzo sembra riannodarsi ambiziosamente con esperienze quasi avanguardistiche del novecento, più europee che italiane.

Il titolo viene da più lontano, da Lucrezio: “La terra, sfinita dal partorire, a stento genera piccoli animali”. Cioè noi, presi peraltro dentro una mutazione ulteriore, che dall’animale trascina verso il robotico. In una società condizionata e mercificata, coppie cercano figli da adottare, vicini o lontani, e aspiranti genitori curano il corpo, sognando la macchina e il clone, e parlano di affetti che sono più ricordo che realtà di affetti. Il perno dell’adozione tiene insieme varie storie, più affiancate che intrecciate, che coinvolgono Italia, Russia e Stati Uniti, i meridiani e paralleli dell’inautentico.

Si insiste su Lenin e Stalin, sull’imbalsamazione del primo e la figlia in fuga del secondo. Con l’aggiunta di una singolare tensione teologica: “Solo Gesù è della sostanza del Padre”, dice un personaggio. Ma Gesù è figlio unico, e noi siamo i suoi fratelli adottivi. Orfani. Insolito, bizzarro, il romanzo di Torchio evoca una letteratura non schiava della fiction, che pensa, cerca, provoca e inquieta.


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