Piccoli animali/Una durata accoglienza dalla vita

Da mauriziotorchio.

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Giuseppe Roncioni. Pulp, marzo 2009.
In questo suo primo romanzo, Maurizio Torchio ha scelto di costruire una serie di storie che sono intimamente legate dal bisogno dei personaggi di ricevere una duratura accoglienza dalla vita. E in effetti, in ognuno di loro risuona, con modulazioni diverse per intensità, la grande paura della solitudine, dando così conferma all’innegabile e fisiologica necessità degli esseri umani di relazionarsi con i propri simili. Ma la realtà, come confermano le pagine del libro, quasi mai funziona in maniera lineare. Infatti non basta il legame di sangue o la corrispondenza di amorosi sensi, il rassicurante vivere sotto lo stesso tetto oppure la presuntuosa convinzione di amare follemente un’altra persona, per ridurre la portata del vuoto che può riempire le vite dei protagonisti del romanzo. L’amore non può tutto! I diversi capitoli del libro confermano l’attanagliante insorgenza dei sintomi di questa onnipresente certezza, che diventa un insopportabile spauracchio, di fronte al quale lo scrittore offre diverse possibilità di salvezza ad ognuno dei suoi “piccoli animali”. Al comparire dei primi sintomi di infelicità, che rischiano di ingrigire la loro relazione, pesantemente condizionata dai reiterati e fallimentari tentativi di mettere al mondo un bambino, Natalie e David decidono di adottarne uno. Prendono l’aereo e se lo vanno a prendere dall’altra parte dell’Oceano, per dare un minimo di sollievo al loro sordo dolore. Torchio dimostra come il desiderio di essere genitori può essere però decisamente maltrattato dagli implacabili meccanismi burocratici e, più in generale, come l’urgenza di prendersi cura di qualcuno possa trasformarsi in una pulsione ossessiva, come quella che spinge Stalin, in veste di padre, a riempire di attenzioni, a volte soffocanti, la capricciosa figlia Svetlana, tanto da spingerla a progettare una salvifica fuga. Torchio fa procedere le storie dei propri personaggi con delicata capacità narrativa, confermando nei loro confronti una continua dedizione, quasi come se volesse in tutti modi alleggerire, attraverso il racconto, il peso delle loro insolubili sofferenze.


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