Tecnologie affettive/Estratto

Da mauriziotorchio.

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Al Fiocco Nero

Nascono bimbi vivi da mamme vive, bimbi morti da mamme vive, bimbi vivi da mamme morte, bimbi morti da mamme morte. Escludiamo, per semplicità, parti plurimi e uteri in affitto. C’è una mamma che partorisce un bambino. Ok? Come tirare due monete. La mamma cade viva o morta. Il bambino anche: lato vivo, lato morto. Due fattoriale uguale quattro combinazioni possibili: VV, MV, VM, MM. Provate a tirare un po’ di mamme e un po’ di bambini.

Non notate niente? Viene quasi sempre VV, qualche volta MV, raramente VM. Mai MM.

Sono truccati!

I parti sono truccati, voi dovreste avere occhio per queste cose.

E allora vi chiedo: se al ponte H scommettessero sui parti, quanto lo paghereste un VM?… E un MV?

[…]

100 a 1 per quale?

[…]

E un MV allora?

[…]

50 a 1 su un MV può starmi bene per il Bangladesh, ma è una follia in un Paese civile. Negli Stati Uniti io non punterei su MV per meno di 1000 a 1. Se la donna è afro-americana posso scendere a 800. Non di più. Perché ormai un MV è raro, e un VM lo è ancora di più. E diventano ogni giorno più rari, è il progresso, è giusto che sia così.

Di norma, cade VV.

Ma noi non siamo qui per questo.

Abbiamo puntato per gioco. Lo abbiamo fatto per ricordarci che più una cosa è rara e più si paga.

Noi siamo qui per gli MM.

Ho detto che non escono mai: è una bugia, naturalmente. Non escono mai solo perché dopo un po’ vi stancate di tirare. Ma dopo cento, duecento, trecentomila lanci, uscirebbe anche un MM, credetemi. È come vincere alla lotteria.

E voi qui, al Fiocco Nero, con cinquecento dollari vincerete alla lotteria.

Ce ne rendiamo conto?

Quello che sta scorrendo adesso è un documentario sul parto. È un lavoro ben fatto, niente da dire: peccato non sia davvero un documentario sul parto. È un documentario sul VV. È un documentario sulla norma del parto, e costa nove dollari.

Ce ne rendiamo conto?

Voi pagando cinquanta volte tanto vedrete una cosa centomila volte più rara. E sarà ben più di un filmato. E quanto sia davvero rara non lo sa nessuno, perché nessuno conosce la frequenza degli MM. Mancano dati. I nati in bara non comprano né votano: a chi importa sapere quanti sono? La maggior parte degli MM resta un segreto fra madre e figlio. Aumentano? Diminuiscono? Non lo sa nessuno! I parti in bara li scoprono riesumando. Dieci, vent’anni dopo, trovano un feto fra le gambe della mamma. E i becchini pensano: in questo buio, dieci o vent’anni fa, c’è stato un fiocco nero.

E stanno zitti.

Voglio sia ben chiaro cosa intendo per fiocco nero. Fiocco nero è un MM naturale. Gli MM artificiali non contano. Se un estraneo – un medico legale, un animale, un intruso… voi, ad esempio –, se un estraneo arriva e strappa fuori il figlio dalla pancia della mamma, io non lo conto. Per me non vale. E quando dico animali non pensate subito agli sciacalli. I cadaveri interessano anche al vostro cane, o al vostro gatto. Al cane e al gatto che dormono con voi. Per carità: il vostro cane e il vostro gatto sono puri. Oggi. Ma alla prima calamità, ai primi morti mal seppelliti…

Torniamo a noi, torniamo agli MM naturali. Facciamo partire il secondo filmato. Il parto di Linda Lee è un’esclusiva del Fiocco Nero. Godetevelo. Non ce l’hanno le università, non ce l’hanno gli editori, non ce l’hanno i collezionisti. Per questo vi abbiamo perquisito. Perché vogliamo che continui ad essercene una copia sola. Da vedere insieme, qui, sulla Star of Caribe.

Il parto di Linda Lee è un MM naturale. Il più naturale di tutti i parti naturali. Senza ostetriche né mammane. Senza doglie, senza sforzo, senza urla, senza pianti, senza corse all’ospedale. Solo un sibilo: come un palloncino che si sgonfia. Il feto scivola fuori dolcemente, spinto dai gas che si accumulano nel ventre della mamma. Immaginate una cerbottana, solo molto più lenta, più… naturale. Chi ha fretta? Mamma e figlio non hanno fretta. Solo noi abbiamo fretta. Io credo sia il parto più bello. Non ci sono parenti che aspettano. I tessuti della mamma sono distesi. Il rigor mortis è finito già da parecchie ore. Guardate le mani: i pugni non sono più chiusi e, credetemi, non li abbiamo forzati noi. Noi abbiamo forzato solo la velocità. La striscia più chiara, quella specie di alba che adesso si comincia a intravedere, è il feto. O meglio, è il sacco amniotico. Negli MM il sacco amniotico resta intatto. Sono parti senza traumi. Lenti. Possono durare anche otto, nove ore. Questo parto, il parto di Linda Lee, è durato quattro ore e cinquantuno minuti. Abbiamo dovuto accelerare il filmato ventiquattro volte. E vi chiedo scusa. Tre anni fa lo acceleravamo quattro volte, il biglietto costava sessanta dollari, e lo spettacolo durava più di due ore. Voi oggi pagate cinquecento dollari per venti minuti tutto compreso: filmato più esibizione. In tre anni siamo passati da mezzo dollaro a venticinque dollari al minuto. Mi dispiace. È raro che qualcuno vi dica: voi oggi pagate di più per meno. Ma io lo faccio. Per me la trasparenza viene al primo posto. Quando, tre anni fa, la Star of Caribe mi diede questa sala, loro credevano – e anch’io, devo dire – credevamo che il Fiocco Nero sarebbe rimasto una curiosità. Un prodotto di nicchia. Su cinquemila passeggeri – ecco vedete, adesso la dilatazione è massima. Sembra impossibile espellere un sacco così gonfio senza romperlo, eppure ce la fa –, dicevo: su cinquemila passeggeri, lo vedranno in cento – pensavamo – duecento al massimo. Roba da raffinati. Noi pensavamo che la Star of Caribe sarebbe rimasta una nave per fare shopping e giocare al casinò. Ultimamente invece, e ve ne siete accorti prenotando, sembra che la gente venga qui solo per il Fiocco Nero. E il viaggio dura sempre diciotto ore, e la nave porta sempre cinquemila passeggeri. Solo che adesso tutti vogliono venire qui.

Quando mi hanno detto: «Franco, prenditi una sala più grande», io ho risposto di no. Mi hanno detto: «Prenditi l’auditorium, guadagnerai dieci volte tanto». «No!». Mi hanno detto: «Pubblica il filmato, guadagnerai mille volte tanto». Io ho risposto: «No!», non si può. Questa è un’esperienza intima. Intima e condivisa. Non vi lascio soli davanti al filmato, come non vi lascerò soli, fra poco, davanti a Sandra e Marina, e ai bambini che si portano dentro. In un auditorium sareste tutti soli. Soli e rumorosi. Quando si è tanti si diventa per forza rumorosi. Qui invece ci avviciniamo alla maternità in punta dei piedi, cercando di disturbare il meno possibile. C’è un’aura di sacralità in queste cose, e noi vogliamo rispettarla. Fra poco sfilerete davanti a Sandra e Marina a uno a uno, come davanti a un presepe. Perché voi siete i nuovi re magi.

Ecco.

Il feto riposa nel suo sacco, intatto, fra le gambe della mamma. È arrivato a destinazione. È stato visto nascere, lui. È venuto alla luce. A differenza degli altri parti in bara, è venuto alla luce invece che alla notte. C’è tanta dolcezza. È così bello! Linda aveva ventisette anni. Ora le inquadreranno il volto, sembra radiosa. Io che ho avuto la fortuna di vedere questo parto a velocità naturale, posso assicurarvi che è ancora più bello. Quando si arriva qui, dopo aver camminato per cinque ore con Linda e il suo bambino, lentissimamente, passo passo, e ci si accorge che è tornata la quiete, che davvero non si muove più nulla, che fermo immagine e filmato sono diventati la stessa cosa, e loro due sono ancora uniti dal cordone…

È difficile da spiegare.

Adesso basta però, tenetevi forte.

Basta video.

Stanno per arrivare le star. Mandatemi un po’ di musica, piano piano…

Ecco… ecco… quelli delle prime file hanno già capito che qualcosa è cambiato. Lo vedo. Vi conosco. Le ragazze sono ancora dietro il sipario, ma voi sentite la differenza. Vero? Questo il filmato non poteva darvelo. Se volete un consiglio: mettevi le mascherine. Non è obbligatorio, è solo un consiglio. Sembra impossibile, ma non ci si avvelena a respirare questa roba. È solo un potente segnale: state alla larga, dice, non toccate. C’era bisogno di un segnale così, più forte di qualunque amore, o fame. Comprensibile da ciechi, da sordi, da bambini, da stranieri. Doveva parlare nel più intimo e profondo. Più intimo e profondo di qualsiasi cosa tu abbia voglia di fare. Siamo d’accordo che fino a ieri quello era tuo padre, o il tuo amante. O il tuo nemico. Siamo d’accordo che sono giorni che non mangi, caro il mio selvaggio. O che non scopi. E sei ubriaco. Ma adesso questo corpo tu non lo abbracci, né lo stupri, né lo mangi, perché è troppo tardi. Va via! Troppo tardi: VA VIA! Mi sono spiegato? Anche per farne scempio è tardi. Non toccarlo. Non offenderlo. È morto da troppe ore. Adesso lascialo lì: dovete separarvi.

Ma io so che su alcuni di voi questi segnali funzionano al contrario. Vi hanno montato male. I vostri sono desideri da avvoltoi. Mi hanno detto che ve li preparate addirittura in casa, questi odori, con i cavoli e l’ammoniaca. È vero?

Ebbene, amici: qui nessuno vi obbliga a mettere la mascherina. Inspirate pure a pieni polmoni. Inspirate la vostra aria, qui nessuno vi giudica.

Anche se scegliete la mascherina nessuno vi giudica. La mascherina non rende meno uomini. Neanche chiedere altre coperte rende meno uomini. Ci sono quindici gradi, qui dentro: è normale chiedere altre coperte. Per chiedere altre coperte basta alzare la mano. Se ti senti svenire, o ti viene da vomitare, o ti senti soffocare e vuoi uscire… fallo! Perché qui ognuno fa solo quello che si sente di fare. Quello che lo fa stare bene. Se io non metto la mascherina è solo per parlare al microfono. E perché sono tre anni che faccio questo lavoro. Ma a me questo odore non piace. Davvero. Non siete meno uomini se vi mettete la mascherina, o se vomitate. Siete meno uomini se non usate i sacchetti che trovate nello schienale della poltrona davanti. Siete venuti qui in aereo? Bene: questi sacchetti funzionano esattamente nello stesso modo. Se siete capaci di usarli in aereo, o per il mal di mare, non si capisce perché non li sappiate usare qui. Forse perché vi vergognate, e cercate di resistere fino all’ultimo. Ed è uno sbaglio.

Sento che dietro le tende hanno smesso di armeggiare, forse siamo pronti… che mi dici, Giuseppe, posso andare?… Perfetto: allora su il sipario! Eccole qui… Sandra e Marina. Un bell’applauso, così! Alla mia destra, avvolta nel suo telo azzurro, hanno seduto Sandra. Alla sinistra, telo arancione, Marina.

Come padrone di casa, tocca a me fare le presentazioni.

Sandra è morta nove giorni fa a Fresno, in California. Ventidue anni, donna delle pulizie. Era in regola, Sandra. Era in America da dodici anni, aveva la carta verde, e nessuno poteva sbatterla via. I suoi hobby erano ballare e invitare a cena gli amici. Il filmato che vediamo adesso sono ricordi di Sandra. C’è anche un bellissimo video di nozze. È morta in un incidente d’auto, ma non preoccupatevi: è intatta. Come fosse morta nel suo letto.

Su Marina, invece, non posso dirvi niente. Anche il nome è finto. La famiglia ci ha concesso il corpo e nient’altro. La storia di Marina riguarda solo loro. E noi, naturalmente, rispettiamo questo desiderio. Vi basti sapere che Marina è una sorpresa, un fuori programma. Normalmente gli spettacoli li facciamo con una ragazza sola. E a caval donato… Voi siete sfortunati, e ve l’ho detto, perché una volta si pagavano sessanta dollari per due ore. Ma siete anche fortunati, perché due ragazze non capitano tutti i viaggi. Un sacco di gente ha pagato cinquecento dollari per vedere una ragazza sola. Anche voi, in realtà, avete pagato cinquecento dollari per vedere una ragazza sola. Noi vi abbiamo promesso una ragazza, vi dovevamo una ragazza. Vedere una ragazza vale cinquecento dollari. Marina è un mio regalo. Un di più. C’è chi mi dice: «Perché lo fai, Franco? Perché spendi dei soldi per avere due ragazze, quando con una riempi la sala?». Non lo so. Ma a me piace lavorare così. E fino ad oggi i risultati mi hanno dato ragione.

Marina è arrivata in elicottero, ieri sera. L’avrete certamente sentita. È lei il Vip che è atterrato ieri sera. Marina è morta da parecchi giorni, non svelo nessun segreto a dirvelo, ve ne sareste accorti comunque. Ma all’ospedale è arrivata solo mercoledì notte. Noi in trentadue ore siamo riusciti a ottenere il consenso, sbrigare le pratiche doganali, farla volare all’Avana. E lì, visto che non ci sono aerei di linea per la Star of Caribe, abbiamo organizzato un elicottero. Marina è morta in un altro continente, questo ve lo posso dire, e noi in trentadue ore siamo riusciti ad averla qui. È stato un miracolo? No, è stato lavoro. Sono state persone.

Altrimenti avremmo una puerpera ogni due mesi.

Comunque: prima di scoprire Sandra e Marina, voglio ancora farvi dare un’occhiata agli altri due piccoli protagonisti di questo pomeriggio: Sandra junior e Marina junior. Li chiamiamo così perché non sappiamo i loro nomi. Non sappiamo i loro nomi, ma possiamo vederli. La tecnologia ci viene incontro. Questo gioiellino ci permetterà di vedere Sandra e Marina junior come fossero già uscite dalla pancia delle mamme. È lo stesso che hanno al reparto maternità del Columbia University Medical Center, tanto per capirci. Tecnologia cutting edge, come si dice?, all’avanguardia, sul bordo. Qualcuno penserà: adesso Franco riattacca a farsi pubblicità. Mi sta bene. Il mio è un orgoglio di imprenditore e di uomo di spettacolo. Ci tengo a farvi sapere che con i soldi di chi è venuto prima di voi non mi sono comprato una Rolls Royce, ma questo gioiellino di ecografo. Mi pare giusto.

Ecco Sandra junior. Più che una Sandra junior è un Sandro junior, non c’è dubbio. Chiedo scusa. Guardate come si è messo: vuole uscire con i piedi. E non credo cambierà idea. Io non mi intendo di queste cose, ma ho paura sia il classico caso in cui si rischia un cesareo. Per fortuna non qui. Per fortuna questo è un MM, e non si rischia proprio niente. Vi ricordate il miracolo che ha fatto Linda Lee per far passare quel suo sacco amniotico incredibilmente gonfio? Io sono sicuro che anche Sandra, se ce ne sarà l’occasione, saprà cavarsela altrettanto bene. Ecco, così lo vediamo di profilo. I contorni sono un po’ sfocati, ma non è colpa dell’ecografia. È il piccolo che macera. Come un morto affogato, solo in un lago chiuso, un lago interno, calmo, tutto suo. In superficie macera, ma dentro si sta digerendo. Sta aggredendosi da solo, lo fanno tutti. Normalmente, però, il cadavere inizia soltanto il lavoro, poi passa subito la staffetta ai microbi, agli insetti e a tutto il resto. Nel suo piccolo lago privato, invece, Sandro junior ha tutto il tempo di autodistruggersi. Autolisi, si chiama. Io lo dico sempre: per me l’autolisi è la prova provata che i morti hanno voglia di andarsene. Via! Togliere il disturbo. Per questo le bare di zinco sono una barbarie. Un intralcio. Lo zinco concia, lo sanno tutti. Nelle bare di zinco i morti diventano pelletteria. A cosa vi serve un fantoccio, una parodia del vostro caro in cuoio…

[…]

Ha ragione. Non…

[…]

Ha ragione. Forse poteva dirlo più gentilmente, ma ha ragione. Io sono qui solo per presentare uno spettacolo, non per dare consigli. Ma il Fiocco Nero l’ho ideato io, l’ho pagato io, e se voglio dire che le bare ermetiche sono una barbarie, credo di poterlo fare. Mi lasci finire! Io non devo rendere conto a nessuno. Io non sono un lavoratore dipendente. E non creda di essere il primo. Me l’hanno già detto in tanti: tu parli troppo, Franco…

[…]

Sì, invece! Lei è proprio questo che intendeva: tu parli troppo, Franco. Se non ci fossi tu, lo spettacolo verrebbe meglio. Hai solo mezz’ora: lascia che i clienti se la godano tutta. Facci trovare queste ragazze già nude sui loro trespoli, con le gambe bene aperte, e vattene. Sì, è questo che lei ha detto. Di tutto il resto non frega niente a nessuno. Io vi dico: no! Non è vero. E anche fosse vero, continuerei lo stesso. A me piace pensare che sto diffondendo cultura. Che quando la gente esce di qui ha degli interessi in più, sa qualcosa di più. Fra di voi, lo so, ci sono dei veri appassionati, gente che queste cose le segue da anni, gente che c’è solo da imparare. Ma c’è anche chi non ha mai pensato alla morte in vita sua, e ha bisogno di essere accompagnato per mano. Io sono qui per loro. Per molti di voi.

Poi c’e anche chi viene al Fiocco Nero solo perché è di moda, o perché vuole sbirciare fra le cosce di un cadavere. Ma per sbirciare fra le cosce di un cadavere bastano trenta dollari. Anche di meno. Non ve l’hanno detto? No? Ve li lascio io un po’ di indirizzi, se ne avete bisogno…

Pagate per un fiocco nero, e poi vi lasciate ipnotizzare da una sedia da ginecologo. È da stupidi. Alzi le mani, chi lo vuole, alzi le mani che gli restituisco i soldi, perché qui ha sbagliato spettacolo.

Comunque, basta così: Marina junior ve la farà vedere qualcun altro. Posiamo l’ecografo. L’ecografo riesce a vedere sotto i teli, voi no. Per questo, adesso, li solleviamo.

Eccole qua, al naturale: Sandra e Marina!

Una volta mi hanno chiesto perché prendiamo solo enormi ragazze negre.

Mi hanno chiesto se costavano meno. È per domande come queste che è importante che qui ci sia un Franco a rompervi i coglioni. È per spiegarvi che Sandra, da viva, era una donna minuta. Jimmy, che misura di reggiseno portava?

[…]

Avete sentito? Queste tette spropositate sono una novità per Sandra. In queste tette c’è più idrogeno solforato che latte. E poi Sandra è messicana, e i messicani da vivi non sono verdi. Solo oggi è enfisematica, negroide, gigantesca. L’ha trasformata l’idrogeno. Lo stesso idrogeno solforato che spinge i fiocchi neri e che accende i fuochi fatui. Che riattiva la circolazione e fa sanguinare le ferite. Che rizza i cazzi dei maschi e gonfia le palle come pompelmi. Che colora. È lui il protagonista, qui dentro, non dimentichiamolo.

Dai.

Adesso potete alzarvi per venire a vedere da vicino. Cominciamo dall’ultima fila: partiamo da destra e rientriamo da sinistra. Poi la penultima, così, sempre da destra a sinistra, e via… Aspettate che le hostess vi diano il segnale. Se qualcuno non se la sente, gli chiedo di alzarsi lo stesso, per non intralciare la processione. Al momento buono, potete sempre girarvi dall’altra parte. Vi ricordo che non si può sostare più di 20 secondi per ragazza. C’era scritto nel depliant, non lamentatevi. Niente fotografie. L’esperienza del Fiocco Nero si fa solo al Fiocco Nero. Ve l’ho già detto. E soprattutto: guardare e non toccare. Ok? Non dovete superare per nessun motivo, con nessuna parte del corpo, il cordone rosso. Quello che farete fra dieci minuti, io non posso controllarlo, ma qui dovete rispettare Sandra e Marina. Sono sotto la mia tutela. Lo devo non solo a loro, ma anche alle famiglie che me le hanno affidate. Quindi, conteniamo gli entusiasmi. E per chi non ci riesce, abbiamo ingaggiato due angeli custodi. Dove sono John e Giuseppe? John e Giuseppe, fatevi vedere… Eccoli! John e Giuseppe sono angeli custodi, e sono molto robusti. Angeli grossi, non fantasmi. Giuseppe è anche mio figlio. Lo so che non si direbbe, ma io vi garantisco che è proprio figlio mio. È venuto su così perché gli ho dato pastasciutta, quando serviva, ma anche le botte, quando servivano. Non è vero Giuseppe? Allora: non azzardatevi a superare per nessun motivo quel cordone, neanche svenendo. Ok? Non azzardatevi a superare quel cordone o vi buttiamo in mare. Qui vale la legge della Star of Caribe, e per la legge della Star of Caribe, se voi superate quel cordone, noi abbiamo il diritto di spaccarvi la faccia. Mi sono spiegato bene?


Mentre voi sfilate, io salgo in platea per fare due chiacchere con un ospite di eccezione… Se comincia un fiocco chiamatemi. Urlate forte perché voglio esserci anch’io. L’ospite di oggi è Jimmy Santos, ciao Jimmy.

[…]

Jimmy è il marito di Sandra e la sua presenza qui è il riconoscimento più bello che ci poteva dare. Ti sono davvero grato per essere venuto, Jimmy. E ti sono grato per aver condiviso con noi Sandra in un momento così importante, così delicato. Grazie davvero.

[…]

Senti, Jimmy, avresti voglia di aiutarci a conoscerla un po’ meglio? Ad esempio: nel filmato che sta passando adesso si vede una Sandra poco più che bambina, eppure quel ragazzo lì dietro sembri proprio tu, o no?

[…]

Com’è che vi conoscete da così tanto?

[…]

E ti manca, qualche volta, Avenida Madero?

[…]

Ma qualcuno con i soldi per la telecamera c’era. Chi era?

[…]

È stato lui a raccontarvi dell’America?

[…]

Senti, com’è che siete passati dall’amicizia all’amore? Cioè: crescendo insieme a un certo punto è venuto fuori il desiderio. È raro, no? Dimmi la verità: chi se ne è accorto per primo? Chi è stato a prendere l’iniziativa?

[…]

Insomma: o la va o la spacca…

[…]

E adesso? Che effetto ti fa vederla laggiù, sul palco?

[…]

Eppure lei oggi è una star. C’è gente che è venuta dall’Europa apposta per vederla, lo sai? Gente che dei Caraibi non gliene frega niente, ed è qui solo per la tua Sandra.

[…]

No davvero. Se fossi in te, sarebbe l’ultima delle mie preoccupazioni. Al limite, sarei geloso. Noi la troviamo molto bella. Non è vero? Anche troppo, a giudicare da certi sguardi. Noi troviamo Sandra bellissima, te lo giuro. A te potrà sembrare strano, ma la natura è bella perché è varia, o no? Ognuno ha i suoi gusti. Se ci piacessero a tutti le stesse cose saremmo sempre in guerra, non è vero? Dimmi piuttosto: sei contento che tua moglie li renda felici?

[…]

E lei, lei pensi sarebbe contenta?

[…]

Però ieri mi hai raccontato che non è la prima volta che Sandra sale su un palco.

[…]

E anche allora fu un successo, se non sbaglio. Dai, dicci qualcosa in più: che cosa cantò?

[…]

E te la dedicò. Perché era una canzone speciale per voi, giusto? Noi ce l’abbiamo, Love me tender, vuoi che la mettiamo su?

[…]

Come preferisci. Sei tu a decidere, e io rispetto la tua scelta. Un’ultima, cosa Jimmy, poi ti lascio in pace, anche perché il tempo è quasi finito: era importante, per te, diventare papà?

[…]

Come volevate chiamarlo?

[…]

José, come il nonno. Ma è fantastico. Ti piacerebbe vederlo nascere?

[…]

Un’ultima cosa, e questa volta è davvero l’ultima. Vorrei che dicessi a tutti quanto ti paghiamo. Vorrei che mostrassi il contratto alle nostre telecamere. perché tutti possano vederlo bene. Vedere che noi, qui, non sfruttiamo nessuno.

[…]

Quanto tempo ti ci vuole per mettere da parte diecimila dollari, con il tuo lavoro di cameriere?

[…]

Quattro anni. Quattro anni. Noi oggi diamo a Jimmy quattro anni di vita. Cosa conti di fare con questi soldi?

[…]

Era un progetto tuo e di Sandra?

[…]

Ecco, io credo che la serietà del Fiocco Nero si veda anche da questo. Noi lavoriamo insieme ai parenti, noi rispettiamo i cadaveri, noi, con questi spettacoli, offriamo nuove opportunità di vita a chi è rimasto. Siamo tutti capaci di trafugare salme ai cimiteri, o corrompere qualcuno all’obitorio. Ma io sono sicuro che voi pagate volentieri un po’ di soldi in più per vedere uno spettacolo pulito, con le carte in regola. Uno spettacolo che non insulta nessuno. Io non mi sentirei a posto con dei cadaveri rubati. E magari infilargli un tubo di aria compressa nella schiena, per fiocchi neri a comando. Chi fa spettacolo così ci danneggia tutti: noi e voi. E sono sicuro che se vi capiterà di passare da Avenida Madero, a Las Norias, andrete a farvi un bicchiere nel nuovo bar di Jimmy. E sarà il bar più bello del paese. Ti facciamo tanti auguri Jimmy. Io credo che Jimmy, Sandra e il piccolo José si meritino un bell’applauso… grazie Jimmy, thank you, gracias. Forza ragazzi, diamoci dentro con questi applausi, così ci scaldiamo un po’.

Ok, lo spettacolo è finito. Uscendo, per favore, posate le coperte nelle ceste. Tenetevi forte perché fuori ci sono il sole e trentadue gradi. Saremo a Port au Prince fra quattro ore e venti minuti, ma fra due ore entriamo in acque territoriali, e il casinò chiude. Quindi, se fossi in voi, andrei subito a giocare. Al ponte H sta per cominciare un torneo di baccarat, forse Sandra e Marina vi porteranno fortuna. Comunque vada, al ponte H ci sono ventiquattro gradi, è perfetto per decomprimersi. Una tappa al ponte H vi risparmierà un bel raffreddore. Oppure andate alla boutique del duty free, ci sono i saldi. Perché non portate le vostre mogli a fare un po’ di shopping? Avete appena speso cinquecento dollari per voi, ora tocca a loro.

E se ancora non vi ho convinto, trovate l’elenco completo delle attrazioni ai punti incontro e alle caffetterie. Ma mi raccomando, so che non dovrei dirlo, ma lo dico lo stesso: date anche un’occhiata alle isole. Datemi retta. Questo è uno dei mari più belli del mondo. Non aspettate di essere arrivati in porto per mettere il naso fuori. Ogni tanto vale la pena fare un salto in coperta, e guardare le isole.

Arrivederci a tutti, salutatemi l’Italia. E se qualcuno di voi ha davvero perso la testa per Linda, o Sandra, o Marina, ho una bella notizia: vi ho tenuto da parte dieci posti per lo spettacolo delle sedici. Li mettiamo all’asta. Chi è interessato lo dica alle hostess. Lo spettacolo delle sedici è in inglese, ma non preoccupatevi, perché io dico sempre più o meno le stesse cose. Anche Linda è sempre uguale. Sandra e Marina, invece, cambiano continuamente.


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