Tecnologie affettive/Sei concreti e taglienti racconti di sopravvivenza

Da mauriziotorchio.

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Elisabetta Beneforti. Il popolo del blues, 1 marzo 2005.
Si può parlare di contemporanee mancanze di affetto,di ingiustizie,di torti,razzie,espropri di tenerezza. Si può parlare di un mondo nei cui meccanismi di sottrazione tout court non ci riconosciamo più. Si può tentare una ricostituzione dell’amore come puro contatto, come astrazione, come ultima spiaggia, come espressione finale di un eros appagante. In questo scenario – fra i più indagati dalla narrativa di questi tempi e stretti dintorni – appaiono Emma, Filippo, Giorgio, Giulia, Nottola, personaggi di sei concreti e taglienti racconti di sopravvivenza. Il titolo che li riunisce, accomunandone filosofia e intenti, è già un manifesto : “Tecnologie affettive”; il loro autore è l’esordiente torinese Maurizio Torchio e la collana editoriale che li ospita è quella di “indicativo presente” (frutto di attentissima ricerca all’interno del percorso degli autori italiani). Il registro di queste storie denota fedelmente tante comuni – mai banali – ‘privazioni affettive’, talvolta più ironico talvolta più appassionato. Lo scarto rispetto a tante altre prose europee e d’oltre oceano in fatto di catastrofe dei sentimenti, è che Maurizio Torchio ci racconta gli espedienti tecnologici escogitati per oltrepassare questo quotidiano ormai smisuratamente difficile. Ecco gli artifici, le invenzioni, le simulazioni.

‘La tecnologia è il motore del cambiamento. Senza il giusto supporto, ogni sforzo è soltanto velleità e ideologia.’ Ma la tecnologia qui non è un mero procedimento meccanico, quanto la ricerca di un autentico funzionamento delle emozioni. Si può pensare che sia una forma di difesa. Si può supporre che sia una possibile forma di evoluzione. Prendiamo due di questi racconti: “la banda delle coccole” e “dune”. Il primo è costituito da una lunga intervista al leader dell’associazione del titolo, organizzata e funzionante come una vera cellula terroristica. Di fronte al devastante cinismo contemporaneo – quello che prevede ‘economia di affetti’ e porta a ‘bancarotte di autostima’ – si predispongono affettuosità per ogni esigenza. Ristabilendo soprattutto un contatto corporale con le pratiche del lettone e dell’igloo nel covo di via Pietro Micca, si cerca di ricostruire un mondo di affetti distrutto dalle contingenze esterne. Si parla di amore con una cifra politica fortissima : la surrealità della confettura di baci nasconde barricate erette contro il sistema. In “dune” si segue la simulazione di una scena bellissima ambientata ai tropici, una scena bellissima e confortante per il protagonista in punto di morte. La vera eutanasia è rappresentata qui con attimi vissuti nel ricordo di un grande amore, ‘aggregati di immagini, suoni, sapori, odori, sensazioni, emozioni – quelli che noi diremmo ricordi…immagini senza suono.ricordo fotografie.’ La scrittura di Maurizio Torchio è priva di concessioni agli stilemi di scuola odierni, è lucida e precisa, spesso straniante nell’accostamento di elementi e registri differenti. Come in “effervescente Paloschi”, dove il grado zero del porno passa attraverso un sofisticato schermo alla parete e scontati gesti serali (fra digestivi e bevande in scadenza), fino a ridursi pittoricamente in una ‘enorme tubatura che gocciola’. I fatti sono insospettabili finchè non mostrano il loro lato grottesco. E comunque, ‘se una realtà, anche una sola funzionasse, gli umani di questo libro sarebbero felici di tenersi quella’.

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