Tecnologie affettive/Citazioni

Da mauriziotorchio.

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Arranti

Della luce del sole non si è curato, perché la luce vera, seria, affidabile, la luce che serve per lavorare, quella la danno i neon, molto più in basso. p. 11
Il dottore non ha orologio. Il dottore ha persone. p. 15

Banda delle coccole

«Dissero che ogni sera formavate una montagna, un mucchio di uomini e donne alto fino al soffitto, che poi suonava la campana, e un ordigno come una cannuccia, enorme, vi veniva a toccare».
«L’igloo. La montagna era l’igloo, il nostro modo di andare a dormire». p. 48
«La confettura di baci: da spalmarsi sulla bocca. Un ritrovato contro la nostalgia».
«La confettura di baci: così bella che presero a telefonare quando ancora non era pronta, quando non si sapevano gli ingredienti, quando l’intero progetto era segreto: “Quello delle marmellate”, chiedevano». p. 57

Fiocco nero

Non ci sono parenti che aspettano. I tessuti della mamma sono distesi. Il rigor mortis è finito già da parecchie ore. Guardate le mani: i pugni non sono più chiusi e, credetemi, non li abbiamo forzati noi. Noi abbiamo forzato solo la velocità. La striscia più chiara, quella specie di alba che adesso si comincia a intravedere, è il feto. p. 93

Dune

Ho ancora molto tempo da dedicare a questo amore, e lui torna. Zombie in compagnia di zombie. Zombie vaganti in attesa del gran giorno del giudizio, quando si potranno rivivere tutti gli amori contemporaneamente, con onniscienza. Il primo fidanzamento sapendo come andò l’ultimo matrimonio.

Ogni tradimento illuminato da tutti gli altri.

E alla fine, fra tutti gli amori, ci sarà concesso di modificarne uno. p. 127

Effervescente Paloschi

Lei coi capelli biondo tinto, privi di nerbo, tutto il nerbo finito a gonfiare due bocce di seno. Ricorda una Barbie, di quelle usurate dalla Mattel per i test di resistenza. Non arriverà mai nei negozi. Come un cassetto costretto da Ikea ad aprirsi a vuoto ventimila volte. Come una lavatrice che centrifuga giorno e notte, notte e giorno, con cento chili di piombo nel cestello, senza lavare mai.
Una Barbie usurata per garantire chi compra le Barbie nuove. p. 76

Emma

Ha quasi settant’anni: è il maschio più giovane di casa. Ed è fotocopiato. p. 151
Nominò la quarta stanza lato Valentino, la più lontana dalla porta di ingresso: stanza da sonno per le bambine. «Da sonno», non: «da tutto». «Per le bambine», non: «delle bambine».

Le bambine sarebbero arrivate dopo. Luisa nel ’65, Emma nel ’68.
Ma fin dal 1958 dovevano essere bambine, e dovevano essere due.

Dopo i nomi vennero i muri. p. 152
Emma non scrive mai una lettera senza bibliografia, o un capitolo di tesi senza i suoi sentimenti. p. 158
Gli rispose il padre: «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo».

Papà sta rassicurando Figlio Babbione, il figlio rimasto, il figlio formica: «Tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo. Tutto. Festeggiamo Figlio Prodigo perché torna a vivere da servo su una terra non più sua».
Bentornato.
Benvenuto nel regno di Padre e di Figlio Babbione. Il vitello grasso è preso da una mandria che oggi è di Padre, domani sarà di Figlio Babbione. Il vitello grasso è un dono, un carnevale. Così: ci andava di farlo. Il vitello grasso è per Figlio Prodigo, non di Figlio Prodigo. Oggi salta agli occhi – di servi, donne, lettori – il vitello regalato. Negli altri giorni della vita salteranno agli occhi – ai tuoi occhi, Figlio Prodigo – i vitelli non regalati. E salteranno al forcone con cui rivolterai il fieno, e alla forza che metterai per guidarli nei campi.
Tutto ciò che è di Padre, domani sarà di Figlio Babbione. E tu sarai lì a vederlo.
Credevamo non saresti tornato.
Temevamo di riconoscerti, un giorno, fra i ricchi e i potenti.
Invece ci porti una buona novella. La più dolce delle buone novelle: Figlio Prodigo è una colomba fallita. Figlio Prodigo è andato per mare, e torna senza niente in bocca. Si è sfiancato volando e non ha trovato nulla.
Sei la prova che nell’azzurro sterminato e scintillante dell’oceano non c’è vita. Quale gioia più grande per chi non ha rischiato, per chi, come noi, è rimasto fermo? Il legno marcio dell’Arca, il buio, la promiscuità forzata, le patate germogliate, sono tutto ciò che galleggia.
Temevamo di riconoscerti, un giorno, fra i ricchi e i potenti.
Mai, mai avremmo sperato che ti saresti consegnato a noi in questo stato. Disarmato. Un servo col ricordo della vita dei padroni. Un servo che, per una notte, si è illuso di tornare padrone. Un servo a cui, di tanto in tanto, rinfrescheremo la memoria, domani è il tuo compleanno, ceni a tavola con noi?
Verremo a cercarti nella baracca dei servi per invitarti a festeggiare.
Nessun altro servo sarà in grado di misurare con altrettanta precisione la distanza che lo separa dai padroni. Da questi padroni. Nessun altro servo sarà in grado di ricordarci con altrettanta precisione la distanza che ci separa dai servi. Da questi servi.

Grazie, figliolo. Grazie, fratello. pp. 182-183

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