Votate agli stipendi Fiat

Da mauriziotorchio.

Italia, 2003, 50’
Festival Cinemambiente 2003, Evento Speciale.
Documentary in Europe 2004, Settimana del DOC.


Nell’immaginario, il mondo del lavoro industriale è innanzitutto fabbrica e uomini, teatro conteso fra dirigenti e operai.

Votate agli stipendi Fiat raccoglie testimonianze di impiegate sulla vita di ufficio negli anni Cinquanta e Sessanta.

Gli orari di lavoro, gli strumenti del lavoro, la ripetitività rigidamente tayloristica dei compiti da svolgere. E poi il controllo, dentro e fuori l’azienda; il rispetto della gerarchia; i piccoli gesti di ribellione; la sensazione di “invisibilità” rispetto ai veri produttori: gli operai. Nonché – presupposto e conseguenza, per molte, di una vita interamente dedicata all’azienda – il restare signorine, o tote. Per le impiegate dell’ufficio paghe: “Era un ambiente di clausura proprio, massima: eravamo votate agli stipendi Fiat.”


[...] inesauribili lavoratrici erano le depositarie di segreti preziosi: quanto ciascun lavoratore guadagnava. E per questo non scendevano in mensa, ma consumavano frugali e veloci pasti alla scrivania, dovevano rendere conto delle conversazioni intrattenute con le colleghe per strada e sul tram. Indossavano, almeno fino al ’67, un grembiule nero o blu con collettino bianco, erano riservate, parlavano se interrogate, non potevano ricevere telefonate in ufficio, saltavano le feste comandate per chiudere gli stipendi, provenivano per lo piu’ da ambienti parrocchiali, reclutate spesso ancora con le calzine bianche corte. Come sintetizza Torchio, «quel reparto di corso Marconi era un collegio dell’Ottocento nel bel mezzo del Novecento taylorista» dove aleggiava la religione del lavoro. [...]


continua a leggere Marina Cassi, Le invisibili vestali delle paghe diventano film

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